Rita Dietrich

votare per chi votare perchè

Votare per chi votare perchè

Manuale pre-elettorale del Politicans Occidentalis Italicus

 

Premiazione di Votare per chi votare perchè al Contropremio Carver 2013 di Civitavecchia


Votare per chi votare perchè riceve due riconoscimenti.

Il primo viene dal Contropremio Carver di Civitavecchia. Il Concorso letterario per opere edite organizzato dalla casa Editrice Prospektiva che, dal 2003 premia i libri migliori, senza guardare il nome dell'autore o il marchio editoriale. L'altro premio è del VII Concorso letterario il "saggio" di Eboli.

 

contrppremio carver Premio il saggio

 

Video Presentazione

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Venti di cambiamento soffiano sull’Italia. Il 2013 sarà ricordato come l’anno delle elezioni. Elezioni politiche, delle quali siamo in trepidante attesa dei risultati concreti, le impreviste elezioni papali, che hanno portato al soglio Pontificio un Papa sulle spalle del quale gravano forti ed intense speranze, elezioni amministrative, attraverso le quali cambieranno il volto diverse regioni e circa 650 comuni italiani. Di fronte a tutto ciò quale atteggiamento dovrà prendere il cittadino medio, stritolato dalla paura e dai morsi della crisi economica, sballottato fra slogan propagandistici e tristi verità, e disgustato da quella che ormai viene denominata "la casta"? Solo una maggiore consapevolezza dei propri diritti e doveri potrà renderlo effettivamente partecipe dei cambiamenti in atto. Con una ricerca storica fra filosofi e sociologi del mondo occidentale, e ascoltando la gente comune per strada mi sono data delle risposte che ora vorrei condividere con voi nel mio ultimo libro:

Votare per chi, votare perché, manuale pre-elettorale del Politicans Occidentalis Italicus (Ibuc edizioni 2013).

La mia scoperta è che siamo tutti, consapevoli o non, dei Politicans Occidentali Italicus. Molti più visibili perchè operano sul palco, ma la maggior parte di noi lavora dietro le quinte, nell'anonimato vivendo la propria esistenza quotidiana. Ma indipendentemente da dove ci troviamo siamo tutti importanti ed essenziali. Quindi fare sopravvivere il politicans occidentalis italicus vuole dire difendere la nostra stessa vita e la nostra società.

Dicono del libro

 

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 Dove acquistare il libro

In tutte le librerie su ordinazione, nel circuito Feltrinelli e Mondadori, on line direttamente dalla casa editrice Ibuc, su Ibs e su Webster

 

 

Invito alla lettura: tratto dalla prefazione ed introduzione

PREFAZIONE di Paolo Guzzanti

Disorientati, impoveriti, arrabbiati e distaccati dalla politica considerata come una cosa ostile, truffaldina, indecente: così gli italiani si preparano ad andare alle urne. Nulla è più come prima e non si sa come sarà dopo.

I giovani che non hanno conosciuto la prima Repubblica, quella grigia dei partiti di massa, dei comitati centrali e delle Direzioni a porte chiuse, delle correnti e degli spifferi e hanno vissuto soltanto lo scontro fra berlusconismo e antiberlusconismo, si rifiutano di comprendere e dunque di accettare le manovre politiche come qualcosa che abbia a che fare con il loro benessere e in generale nessuno, o quasi, si sente effettivamente rappresentato da quelle manovre.

La crisi globale, l’impoverimento, le banche che non prestano soldi ma cercano solo di fare soldi per le loro casse, tutto si è rovesciato sul cittadino come uno smottamento incontenibile e di cui si è persa la cognizione, la ragione. E in questo cataclisma si è persa la cognizione stessa della politica: che cosa è la politica? Quando è nata, a che cosa serve, qual è la politica migliore? Siamo – politicamente parlando – creature naturalmente buone come pensava Rousseau, o una massa di maledetti – homo homini lupus – che cercano solo di fregarsi l’un l’altro come riteneva Hobbes?

Questo libro di Rita Dietrich è uno strumento di terapia intensiva, persino rassicurante, che permette di rimettere in ordine le idee, di prendere le giuste distanze dalla rissa e dalle emozioni, ricordarci che cosa siamo stati come animali politici nel passato, da dove veniamo per cercare di capire dove possiamo andare, scoprire che cosa ci aspetta: saremo protagonisti o sudditi? Dovremo soltanto subire mutamenti guidati da stellari tecnocrati piovuti dal cielo e che portano i nuovi comandamenti loro dettati dalla BCE, oppure i cittadini – i nostri eroi – riusciranno a prendere il controllo del loro destino ed esercitarlo nelle forme dovute?

Rita Dietrich ha preparato un manuale di servizio in queste pagine e sazia tutte le curiosità. C’è un vecchio ostico detto dei biologi che avverte: l’ontogenesi ricapitola la filogenesi. Ovvero - in termini più leggeri - il passato, la storia, determina il singolo individuo sia in natura che nella storia. Siamo ciò che siamo stati, siamo “da dove veniamo”, non s’inventa la politica da un giorno all’altro.

Mi ha sempre incuriosito il fatto che gli americani leggano libri in quantità doppia di noi italiani, perché noi pensiamo sempre di essere i portatori sani di una eredità culturale antichissima. Ci sembra impossibile che gli americani leggano il doppio di noi. Poi però se uno va a vedere che cosa leggono gli americani, scopre che sono dei divoratori di manuali: giardinaggio e storia, medicina e astronomia, come si organizza una festa e come si organizza un funerale, come si fa il sesso e come ci si avvicina alla morte, al gioco in borsa.

Tutto negli Stati Uniti è pensato come materiale organizzabile attraverso libri che spieghino in modo completo e chiaro come si affrontano i problemi e come si cercano le soluzioni. La Dietrich ha svolto con esemplare spirito di servizio un compito simile e poco conosciuto in Italia. Ha creato un manuale storico, pratico, chiaro, talvolta persino didattico, più spesso divertente e sorprendente che alla fine risulta non soltanto di estremo interesse, ma anche una stimolante provocazione per il cittadino che vuole sapere adesso che cosa è, come è nata e come forse diventerà la politica, quante forme di politica.

Il lavoro di Rita Dietrich arriva in libreria in un momento drammatico per l’Italia e anche per l’Europa, per non dire del mondo intero. La politica si presenta come un meccanismo avviato verso “una lenta ed estenuante autodistruzione fino a rischiare di arrivare alle estreme conseguenze del suicidio”. Dunque questo manuale costituisce anche un antidoto alle pulsioni distruttive che ci assalgono ogni volta che accendiamo la televisione e che sentiamo palare i politici o gli antipolitici.

La lettura della storia politica dell’Occidente così come è qui ricapitolata e svelata, permette di capire e prepararsi all’oggi. Per esempio, non siamo e non potremo mai essere nell’agorà ateniese, dove il popolo tutto, i cittadini tutti (ma in realtà solo i maschi di una certa età) partecipano coralmente alla cosa pubblica. L’astensione dalla politica per noi è diventato un sacro diritto, così come è diventato uno sport nazionale disfarsi della politica e dei politici: prima le vecchie cariatidi della prima Repubblica, poi i Bossi e Berlusconi e i Prodi e D’Alema della (quasi) seconda, mentre arriva la terza Repubblica che ha già rottamato Di Pietro e ha ingaggiato i super Marios, insieme ai giovanissimi che si apprestano ad affrontare senza rete uno scenario fatto di trappole, debiti pubblici, fughe di cervelli e capitali, astensioni di massa. Di fronte a questo nuovo scenario la Dietrich ci lascia, ma ci lascia dopo aver fornito attrezzi, strumenti e consapevolezze che prima non avevamo o non ricordavamo. E dunque questo è sia un manuale di sopravvivenza che un manuale per vincere la più difficile partita politica della nostra storia.

Paolo Guzzanti

INTRODUZIONE

Il Politicans occidentalis italicus

Il Politicans occidentalis italicus è una specie particolare della famiglia Politicans occidentalis, le cui origini risalgono al 3500 a.C. nelle regioni della Mesopotamia. Nonostante sia il frutto di un lungo e lento processo evolutivo iniziato all’incirca 200.000 anni fa, in era preistorica, si è distinto dai suoi precursori per la propensione e capacità a vivere in comunità molto allargate e complesse.

In effetti, a differenza dei suoi antenati, avendo come caratteristica principale una predilezione verso il progresso civico, da più di cinque mila anni ha intrapreso la faticosa ricerca della civiltà perfetta. Tale percorso però non è stato affatto omogeneo: in certi momenti della sua lunga storia ha avuto importanti intuizioni; in altri, si è allontanato da quest’ obiettivo primario. In ogni caso, grazie al suo spirito di adattamento, è riuscito sempre a esplicare la sua vocazione a vivere in branchi autogestiti ed è stato miracolosamente capace di sopravvivere anche a guerre fratricide.

Da cinquanta anni ha raggiunto un equilibrio pacifico con le altre razze di politicans occidentalis, stabilendo con esse regole più o meno condivise.

Oggi, purtroppo, al suo apice evolutivo, il politicans occidentalis italicus, sembra abbia iniziato un percorso di regressione, che rischia di portarlo all’estinzione, nonostante il momento gli esemplari censiti superino i sessanta milioni.

Alla base dei motivi principali di questa forte crisi vi è una spiccata controtendenza che lo porta, invece di combattere per la sua conservazione, come sarebbe naturale, a una lenta ed estenuante autodistruzione, fino a rischiare di arrivare alle estreme conseguenze del suicidio.

Il suo parente più prossimo è oggi il Politicans occidentalis grecus, razza però la cui sopravvivenza è ancora più a rischio della specie Italicus. Un destino curioso, infatti lo accomuna con i suoi cugini grecus: dopo aver insieme esportato civiltà in tutto l’Occidente, condividono la decadenza, al contrario di altre specie di Occidentalis che sono riuscite a rallentare il declino e/o ad arrestarlo con successo (vedasi Politicans occidentalis germanicus).

Più in dettaglio, nell’ultimo decennio il Politicans occidentalis italicus ha confidato oltremisura sulla sua proverbiale capacità di arrangiarsi, ingigantendo alcuni suoi aspetti egoistici, anche a discapito dei beni collettivi che con fatica aveva costruito. Risultato: invece di consolidare la fiducia verso i suoi capi, da lui stesso eletti, e verso le istituzioni, da lui stesso create, ne ha indebolito l’autorità; invece di custodire e consolidare il benessere, per altro da poco guadagnato e a costi elevati, ha deciso di minarlo sin nelle fondamenta, alternando momenti di sopraffazione verso gli elementi più deboli a lunghi periodi di passività.

Inoltre, invece di proteggere la sua prole e affidare a essa la costruzione di un futuro migliore, spesso rinuncia alla riproduzione. Non essendo poi in grado di rendere autosufficienti i suoi piccoli, li tiene nella tana anche in età molto avanzata. Tutto ciò gli provoca scoraggiamenti che lo portano a lamentele infruttuose. Tuttavia, non appare in grado di aggregarsi con i suoi simili per cambiare lo stato di cose.

Alcuni individui della sua specie sono anche riusciti a salvaguardare un discreto benessere, ma questo non è stato raggiunto grazie a strategie costruttive, quanto all’applicazione letteraria del vecchio detto “si salvi chi può”. Intanto, da almeno un decennio, la maggior parte della specie trascorre il suo tempo alla costante ricerca di aiuti esterni, anche a costo di duri compromessi e di perdita della dignità.

La cosa che più preoccupa è la diffusa rinuncia a utilizzare gli strumenti di civilizzazione faticosamente conquistati fino a oggi, mettendo così in pericolo l’assetto da lui denominato democrazia. Pochi, purtroppo, sono quelli che hanno provato o vorrebbero cambiare tali funeste sorti: la collettività, invece di incoraggiarli, cerca di dissuaderli, infondendo in loro sentimenti di depressione e d’impotenza.

Il libro è stato presentato in conferenza stampa il 7 febbraio alle 11.00 presso l'Associazione Stampa Romana, e in due serate: la prima sempre il 7 sera alle 18.30 presso il Centro studi cultura e teatro a vicolo del Cedro 5 (Trastevere) e l'11 febbraio ore 18.30 al ristoteatro Skenè, via Francesco Scarletti 5 (Piramide)

 

 

Nel mondo che faremo, i giovani e la fede

Nel mondo che faremo, i giovani e la fede, Città Nuova Editrice, Marzo 2008copertina del libro nel mondo che faremo

Vivono una Chiesa fondata su incontri, sullo scambio di idee e ideali, su una comune tensione verso un unico obiettivo: trovare Dio. Così, accanto ai loro impegni di studio, ai primi incarichi lavorativi e ai divertimenti caratteristici dell’età, i giovani che oggi scelgono un percorso di fede cristiana cercano di accordare la loro dimensione di ragazzi con una profonda ricerca mistica ed esistenziale.

Sono i giovani neocatecumenali, quelli di Comunione e Liberazione e di Sant’Egidio, dell’Azione Cattolica o della Caritas, del Movimento dei Focolari e del rinnovamento carismatico, e molti altri ancora: in queste pagine li conosciamo da vicino, nella peculiarità delle loro scelte di vita, ma tutti accomunati nella tensione verso una fede concreta, vissuta nelle scelte di ogni giorno.

Un interessante e originale viaggio tra i giovani di oggi che, facendo dono al lettore delle proprie storie personali, spesso sorprendenti, a volte dolorose, sempre piene di speranza, fanno ritrovare una Chiesa genuinamente sulle orme degli insegnamenti di Gesù.

La Chiesa sotto quest'ottica appare così più vicina ai giovani. Quella chiesa composta da tanti sacerdoti, laici, educatori che condividono le paure dei ragazzi, ma che hanno trovato una via di speranza che desiderano mostrare loro. La vita si trasforma in una scommessa, spesso con scelte diverse dalla massa, ma che inevitabilmente rispecchiano maggiormente il cuore e i desideri di ognuno di noi. Nessuno può garantire che tale strada conduca alla felicità, ma ogni giorno può accadere qualcosa per cui valga la pena vivere, e chissà se passo dopo passo, la meta dei nostri sogni possa apparire più accessibile.

Così Nel mondo che faremo libro è dedicato a chi non ha rinunciato a credere, a credere nell'amore, nell'amicizia, nella cultura come accrescimento della sapienza, nella società composta da piccole comunità di uomini volenterosi, e perché no in Dio, ultima ragione del nostro vivere, anche se spesso appare nascosto e lontano.

  

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Martedì d'autore all'Università la Sapienza di Roma  

 

copertina martedì d'autore alla sapienza

Protagonisti del futuro. Dialogo attorno al libro “Nel mondo che faremo. I giovani e la fede” di Rita Dietrich 

 

Il 10 marzo alle ore 19.30, presso il Centro Congressi della Facoltà di Scienze della Comunicazione (Sapienza Università di Roma), si sono tenute le presentazioni di due volumi: “Nel mondo che faremo. I giovani e la fede” di Rita Dietrich e “Degenerazioni - Droga, padri e figli nell’Italia di Oggi” di Alessandro Barbano.

L’incontro è stato coordinato da Paolo Nepi, professore di Filosofia morale presso l’Università di Roma Tre.

 

Nel mondo che faremo. I giovani e la fede di Rita Dietrich.

Tutti e in particolar modo i giovani vivono una realtà nella quale è difficile identificarsi, alimentando quel vuoto esistenziale che molti adolescenti cercano di colmare anche ricorrendo a surrogati di felicità. Ma grazie ad un incontro anche casuale con qualcuno, adulto o coetaneo, molti di loro sono riusciti a coltivare quella speranza che li ha spinti a rifiutare un'esistenza superficiale. Queste sono le 80 storie raccolte nel libro: testimonianze dove vince la voglia di vivere intensamente, di credere nell’amore e nell’amicizia. L’Autrice ha intervistato i giovani di diverse realtà della Chiesa, dall’Azione Cattolica alla Gioventù Ardente mariana, dai Carismatici al Sermig, alla Caritas e alla Comunità di Sant’Egidio, offrendo un ritratto completo e approfondito di realtà spesso poco conosciute.

 

 

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