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La scelta

foto di scarpe

 di Rita Dietrich

 

-Spero proprio oggi di uscire… non ne posso più di stare chiuso qua dentro...

- si si, aspetta e spera… . è ormai un mese che lo dici tutti i giorni. Tanto lo sai anche tu.. come poi va a finire… eheheheh…poi prende sempre meeee.  

-la tua è solo presunzione… e invidia.

- si si, sempre il solito presuntuoso…. Seguì un coretto di vocine stridule

-smettetela. Tutti i giorni sempre la stessa storia, non se ne può proprio più. uffa. Vedete me, per esempio. Non mi lamento mai. Tanto so già che sono la più bella, e come tale vado trattata con riguardo.

- dai dai, ragazzi, non litigate nuovamente. Sarà lei a decidere come sempre. La conoscente ormai. E poi non sapete nemmeno che tempo fa? Ma ora smettetela di fare tutto questo bacca…

Non aveva avuto nemmeno il tempo di finire la frase che una luce improvvisa ed accecante invase tutto l’ambiente.

 

Roberta quella mattina si sentiva particolarmente assonnata. Aveva trascorso una nottata tremenda, fra incubi e risvegli improvvisi, ed ora si muoveva per la stanza come un automa.

Con il fondotinta in mano si era diretta verso lo specchio dell’armadio, nel disperato tentativo di nascondere quelle brutte occhiaie. Quando sentì uno strano brusio. D’istinto aprì le ante e osservò gli scaffali dove conservava tutte le sue scarpe, riposte ordinatamente a secondo dell’altezza del tacco.

-bah, i soliti vicini che litigano di prima mattina. Certo però che sti muri…

Roberta richiuse l’armadio e uscì dalla stanza.

-ecco mancava poco che per colpa tua ci scoprisse! –sentenziò il lungo stivale di pelle, tutto ripiegato su se stesso per riuscire ad entrare in quello stretto scaffale.

-sei stato tu ad incominciare- gli rispose un paio di scarpe sportive di stoffa consumata.

-Ancora? Non vi basta il rischio che abbiamo corso- li rimproverò lo stivale di camoscio impermeabilizzato- E’ vero che la nostra padrona ci sceglie a seconda di come se la sente, ma ognuno di noi ha delle limitazioni. Io per esempio sono troppo caldo, e nelle belle giornate rimango spesso a casa. Ma quando piove sono perfetto. Quindi state calmi, per favore, che c’è il momento giusto per tutti.

-Giusto… giusto…- ripeterono in coro il gruppetto di chanel, tutte uguali ma di differente colore.

- Non è il numero di uscite che conta- sottolineò il décolletés elegante di seta nero, sistemandosi meglio nello scaffale per far sì che nel trambusto nessuno si accostasse al suo prezioso rivestimento-. Quello che conta è dove ci porta… voi ve li potete solo sognare tutti quegli stupendi ristoranti con quelle moquette di lusso che… Oh cielo!

- ma che accade qui dentro?

Nuovamente una luce abbagliante inondò improvvisamente l’armadio, nella quale, emergevano i contorni indistinti della figura di Roberta.

-oh.. oh..- si lasciarono sfuggire il gruppo di Chanel.

-Voi parlate? sbiascicò incredula la ragazza.

- Beh si…- rispose tremolante lo stivale di camoscio-  però non ti critichiamo mai…-si affrettò ad aggiungere.

- e che vi raccontate di tanto interessante ? domandò curiosa Roberta

Si levò allora un vociare indistinto da tutti gli scaffali.

-Basta, basta, uno alla volta per favore- gridò Roberta per interromperli.

- il fatto è che tutti vorremmo uscire con te, ma sappiamo che ciò non è possibile… e allora… -cercò di dire lo stivale.

E subito riprese lo schiamazzo ancora più forte di prima.

-metti me, metti me…

-no no, me, me. Sono qui in fondo.

-io… io… qui sotto, qui sotto.

Roberta fu assalita allora da tutte quelle scarpe parlanti, che dondolavano negli scaffali cercando di mettersi in mostra.

Le uniche che non parteciparono a quella babele, furono un paio di velluto rosso. Si erano nascoste nell’area più laterale del ripiano, parzialmente ricoperte da un paio di ingombranti stivaloni.

Se non fosse per il loro colore acceso non si sarebbero notate neppure.

-E voi… non volete uscire con me?- Domandò loro Roberta

-ehm.. ehmm.. noi veramente… vorremmo…si… ma… però…

Roberta si avvicinò loro un po’ di più, scostò lo stivale che le sovrastava e ne prese una.

Era un elegante scarpa a fasce intarsiate da piccole borchie lucenti. Aveva la punta e una zeppa sagomata. La parte del tacco era trasparente e lavorata al suo interno. Ancora aveva il cartellino attaccato.

Roberta la riconobbe. L’ultimo regalo di Fabio. Si era innamorata subito di quel paio, da quando le aveva viste esposte in vetrina. Belle, alte, sexy. Le aveva portate in giro con sé nella scatola per tutta la serata.

Aveva immaginato di indossarle per un’occasione speciale. Magari sopra un completino intimo di pizzo, quello con la giarrettiera rossa e nera. Con la musica giusta… le candele giuste… i profumi giusti…

Ma poi Fabio se ne era andato e lei non se le ricordava nemmeno più e le aveva abbandonate lì da mesi.

-e tu… e tu… non vuoi uscire con me? -Ripetè Roberta, alzando all’altezza del viso la mano sulla quale era appoggiata la scarpa.

- magari…- rispose la scarpa- ma ormai ci abbiamo perso la speranza.

Effettivamente, soltanto rivedere quelle scarpe scatenava nella mente di Roberta un filare di ricordi che faceva un po’ male.

- hei… ci sono anche io- irruppe la compagna della scarpa che Roberta aveva in mano.

-sai.. al principio, quando vedevamo che sceglievi sempre le altre, ci rimanevamo un po’ male. Avevamo molta curiosità di sapere ciò che sta fuori da qui. Quando poi le altre scarpe ritornavano, ci raccontavano sempre di posti bellissimi, di tappeti soffici sui quali avevano camminato, della fresca pioggia che li aveva bagnate, e delle corse su prati morbidi che avevano fatto. Ma eravamo anche convinte che un giorno o l’altro avresti preso anche noi, e così aspettavamo pazientemente. Poi però questo giorno non è mai arrivato, e piano piano ci siamo rassegnate, fino a che ormai ci accontentiamo solo di quello che ci riferiscono le altre e della nostra immaginazione.

Roberta allora prese anche l’altra scarpa. Le posò delicatamente a terra e se le infilò.

Le calzavano perfettamente, e nonostante l’altezza del tacco erano anche comode.

Fece qualche passo, avanti e in dietro per la stanza e andò ad ammirarle allo specchio, mentre dall’armadio proveniva un borbottio stizzoso

-Dopo tutto sono le uniche che ancora non ho mai messe-pensò- perché aspettare ancora. Oggi è un occasione speciale, proprio oggi perché uscirò con un nuovo paio di scarpe.  

Roberta ritornò di fronte l’armadio e lo richiuse. Il buio scivolò sopra tutte le altre scarpe e sopra i loro sospiri.