Lo specchio

donna allo specchio

di Rita Dietrich

 Quella sera avevo scelto i cerchi.

Con gli orecchini in mano, mi diressi verso lo specchio del bagno.

Mentre aprivo l’antipatica levetta con le unghie, girai il volto da un lato cercando il foro.

-ahi…- sentii una voce.

Mi girai di scatto

Chi aveva parlato? Ero sola a casa

Alzai le spalle e tornai ad armeggiare con l’orecchino.

-Ahii… ed insisti?- mi ripeté la stessa voce.

Solo allora guardai meglio, e con mia enorme sorpresa vidi un volto di un uomo.

 

Un uomo? Come un uomo!

Fissai turbata. E si, era proprio un uomo.

Che ci fa un uomo nel mio specchio?

Istintivamente incominciai a fare delle smorfie. Arricciai il naso, e l’immagine di fronte mi imitò.

Poi feci persino la linguaccia, e nuovamente l’immagine mi riflesse.

-abbiamo finito, oppure dobbiamo ripassare tutto il repertorio di quando eravamo bambini? Mi disse il volto di uomo.

Io sempre più confusa cercai di scrutare meglio la cornice. Poi mi allontanai dal riflesso e l’immagine sparì.

Ma non appena mi riavvicinai, ricomparve.

Allora hai deciso proprio di torturarmi?- disse- non ho il bucooo!

Ancora lì…

Senza aver il coraggio di proferir parola, cercai di esaminare quel volto, e con mio grande stupore scorsi una somiglianza impressionante.

La stessa espressione, le stesse imperfezioni del viso, lo stesso sguardo, ma solo che erano su un volto di uomo.

-adesso, dopo tutte queste prove, ti sei convinta?

-Convinta di che ? riuscii a dire con un filo di voce.

-semplice, no? Convinta che io sia te stessa!

- ma come me stessa, tu sei un uomo!

-Appunto. Io sono te stessa –uomo. La tua parte maschile, la tua metà, o come vuoi il tuo Yn.

-la mia parte maschile? Ma non sapevo nemmeno di averla.

-e già, pochi sono consci di averla. Tutti siete sempre convinti di essere o uomo o donna, quando invece in ognuno di noi vi è una metà che appartiene all’altro sesso. E visto che tu sei donna, io ovviamente sono uomo. Ma io e te siamo la stessa persona. Ora hai compreso?

E poi continuò

-allora che si fa sta sera? Si va da Sandra? Fa una festa, no?

- e tu come lo sai? – incominciai a dialogare con l’immagine alla cui presenza ormai mi stavo abituando.

- come come lo so? Perché non siamo stati invitati? Comunque bando alle ciance, sei pronta per uscire? Orecchini a parte, o almeno spero. Slacciati un po’ quella camicetta, però, se vuoi competere con Federica!

-Federica?

Ma si, Federica, quella con le tette grosse? Ci sarà alla festa, no?

-Che dici? Mica sono così grosse. Ma perché ti interessa?

- ma allora facciamo proprio a non capirci. Te l’ho appena detto. Perché ha appunto le tesse grosse. Dai dai, anche tu le hai spesso guardate incuriosita.

-ma che mi frega delle tette di Federica! Siete voi maschi sempre fissati con il sesso. Noi sappiamo apprezzare anche altro in una persona.

-tipo?

-la simpatia, la gentilezza, la disponibilità, l’altruismo.

- ah si… si… sono tutte infatti qualità che ha il tuo Roberto, vero- disse con un sogghigno malizioso.

A quel nome ebbi un sussulto. Roberto?... e ora che aveva pure Roberto?

-Non ha nulla, è questo il fatto. Non ha proprio nulla. Ma non ti sei accorta che è solo uno stronzetto che si diverte a vedere le donne che gli sbavano dietro?

-non gli sbavo dietro? – risposi stizzita- uffa, se qui solo per criticarmi? Lo so che forse Roberto è un po’ libertino. Ma con tutto quello che ha passato con le donne, è anche comprensibile.

-e che avrà mai passato con le donne? Ha solo vent’anni! In realtà, a differenza di me, non hai il coraggio di confessare che te lo vuoi solo scopare, e ti pari dietro a sentimenti inesistenti.

-Insomma, non siamo mai d’accordo proprio su nulla. E poi dove sei stato fino ad ora, per permetterti adesso di fare così il saputello?

-ma sempre con te, mia cara. Solo che non te ne accorgevi. Eppure quante volte ho cercato di mettermi in contatto, ma tu mi hai sempre ignorato. Comunque l’importante è che ora finalmente stiamo comunicando- mi rispose con un sorriso affettuoso- ma adesso concentriamoci sulla festa. Desidero che tu abbia una bella grinta sta sera. Per favore, però, sbottonati un po’ di più quella benedetta camicetta!

Appena uscita, sul pianerottolo incontrai quel bonazzo dell’interno di fronte.

Entrammo insieme in ascensore e lui mi si piazzò davanti volgendomi le spalle. .. e che spalle… che schiena, con quella maglietta scura che gli evidenziava le forme, sottolineando i fianchi stretti. Ma non appena scesi

Ancora di più lo sguardo, rimasi quasi ipnotizzata.

Mica male… con quei jeans così attillati… chissà come vestivano anche il lato A!

Purtroppo, il piccolo balzo dell’ascensore giunto ormai a destinazione, mi ridestò. Un po’ vergognata, stavo per sgattaiolargli accanto per uscire, quando, da sola, mi si mosse la mano e… pac… si ritrovò “casualmente”, per un attimo, proprio su quelle simpatiche rotondità.

 

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