rd

Celebrazione conclusiva del Giubileo a Santa Croce in Gerusalemme

L'Osservatore Romano del 06-01-2001 


Un vero e proprio inizio di fronte alle sacre reliquie

reliqua della croce a santa croce in gerusalemme romaNon è la chiusura di una parentesi durata un anno, di un lungo sogno destinato a finire all’impatto con la dura realtà, bensì un vero e proprio inizio, del quale il passo compiuto per attraversare le Porte Sante del Grande Giubileo del Duemila, è stato solo il primo. Per la Celebrazione della chiusura del Giubileo, le centinaia e centinaia di fedeli accorsi a Santa Croce in Gerusalemme, quindi non provano tristezza, ma hanno la matura consapevolezza che il vero pellegrinaggio incomincia proprio da adesso. Nessuno sguardo malinconico all’indietro verso quella porta chiusa che si aprirà solo tra venticinque anni, poiché di fronte si ha una lunga strada da percorrere in compagnia di Gesù Cristo che ci condurrà verso il Padre.

“Sono convinto che ognuno di noi questa sera comprende  in modo nuovo, più profondo, più vero e più legato alla realtà quotidiana le sacre letture appena ascoltate perché tutti noi veniamo fuori dall’esperienza di un anno giubilare – ha commentato Mons. Giovanni Danzi, Vescovo Segretario  Generale del Governatorato della Città del Vaticano, che ha presieduto la celebrazione-. Un anno, questo, nel quale la Chiesa ci ha richiamato in un modo insistente e preciso verso l’unica salvezza dell’uomo e della storia, cioè verso Gesù Cristo. Il simbolo rappresentato dalla Porta Santa che abbiamo passato  ci ha dimostrato che ognuno di noi ha il coraggio di penetrare questa presenza di Cristo nella storia, non già in base alle nostre opere ma secondo il Suo proposito e la Sua grazia. Il potere liberatorio del Cristianesimo, infatti, consiste nel fatto che né il nostro male o la nostra debolezza e neppure il nostro peccato possono contrapporsi all’evento di grazia che è Cristo, poiché tutto questo è accaduto non in base alle nostre opere ma secondo lo stesso proposito della Sua grazia. La mia vita e la vostra, quindi, devono diventare maggiormente delle esistenze che accolgono Cristo, presenza che quasi mai rispecchia i nostri schemi e i nostri progetti, ma che al contrario sconvolge tutta la realtà. Quando ci mettiamo di fronte a Lui, quindi non dobbiamo essere preoccupati di raccontarGli quello che siamo e i nostri limiti, dal momento che li conosce meglio di noi, ma dobbiamo avere il coraggio di offrirGli la nostra disponibilità, così come siamo e non come vorremmo o dovremmo essere. La conseguenza di questo nostro atteggiamento quindi sarà da una parte una pienezza nuova, un gusto nuovo del vivere, e dall’altra il desiderio di comunicare a tutti questo risveglio d’amore”.

Anche il Priore e parroco della Comunità Cistercense della basilica, Don Simone Fioraso, concelebrante della funzione, ha ribadito che la conclusione del Giubileo deve essere considerata come l’inizio di una nuova vita. “ Quest’anno abbiamo iniziato il nostro cammino per riscoprire la nostra fede – ha commentato il presule-, e il vivere la nostra fede non finisce questa sera con questa celebrazione, ma inizia per testimoniare che quest’anno di grazia che abbiamo ricevuto è stato un anno significativo per la nostra vita di cristiani e di credenti. Vogliamo quindi vivere la nostra fede nell’impegno cristiano di ogni giorno. Da quello domenicale, giorno dedicato al Signore e al bisogno di vivere la propria interiorità nei sacramenti,  a quello missionario con  i gruppi del Vangelo, l’approfondimento della teologia del laicato e le azioni caritatevoli, affinché possiamo diventare sempre più uomini veri, liberi ed innamorati di Dio”.

L’esperienza giubilare quindi ha rinforzato in tutti i cuori la speranza di credere e il coraggio di professare che la civiltà dell’amore non è solo una chimera o una bellissima favola irrealizzabile, bensì una realtà possibile, che può svilupparsi dagli stessi frutti seminati durante l’anno giubilare.

Al termine della celebrazione quindi il commento di Mons. Danzi, è stato molto positivo, soprattutto perché mettendosi a disposizione del Signore come suoi servi, tutti i credenti possono aspirare a sperimentare personalmente le parole pronunciate da Maria a Elisabetta, “Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, poiché Egli ha guardato alla bassezza della sua ancella e ha operato grandi cose”. (Lc. 1, 47,49).   Se le persone hanno fatto un’esperienza di Dio come presenza e misericordia in seno alla realtà stessa, il resto viene da se – ha commentato Mons. Danzi -. Da questo infatti  scaturisce un amore alla Chiesa non teorico, e una fedeltà e appartenenza ad un popolo e ad un territorio, vivendo i sacramenti non solo come liturgia ma soprattutto come celebrazione di rito. Da questo vi è il riappropriarsi del Cristo nella storia, come vera ed unica salvezza. Segnali positivi li ho tratti dall’esperienza in confessionale di questi mesi, durante la quale numerosi cristiani si sono posti davanti al Signore, compiendo l’atto che per noi è sempre il più difficile, quello di offrire la nostra disponibilità e di consegnare la nostra vita al Padre e alla realizzazione del Suo progetto”.

L’invito di contemplare Dio, come hanno fatto i primi pellegrini della storia, cioè i pastori e i re Magi che si sono recati alla grotta di Betlemme, è stato quindi rinnovato a tutti i presenti proprio alla vigilia dell’Epifania. E proprio sulle loro orme, che gli ultimi pellegrini del Giubileo del duemila, si propongono di perpetuare nella loro vita i benefici di questi momenti di grazia.

“ Io non vivo questo giorno come una fine, bensì come l’inizio di una lunga strada – ha commentato Lina del Vecchio venuta con la comunità parrocchiale di Santa Maria Assunta di Andreatta, in provincia di Avellino-. Sebbene ancora non sono in grado di comprendere effettivamente gli effetti di quest’anno così particolare su di me, sono conscia che già la sola remissione dei peccati mi invoglia a procedere, e ad riavvicinarmi ancora di più alla Chiesa con affetto e fiducia”.

Rita Dietrich

Sei qui: Home archivio articoli Pellegrini 2000 Celebrazione conclusiva del Giubileo a Santa Croce in Gerusalemme